DI FRONTE ALLA MORTE

By | 27/03/2017

DI FRONTE ALLA MORTE


Scusate i mesi di silenzio ma non ho potuto fare altrimenti.

Prendo spunto da questo lungo periodo, non ancora finito, per condividere delle riflessioni.

L’argomento non è facile, anzi. Spesso fa chiudere gli occhi e congela il cuore: si tratta del morire.

IL TERMINE STESSO FA PAURA E CREA SGOMENTO.
Affiancare qualcuno alla morte è un’esperienza che richiede molto amore e tanta, tanta presenza.

Per sostenere un’esperienza così difficile, normalmente ho due le vie.

  1. Sono sufficientemente anestetizzato e accudisco chi sta male in modo un po’ meccanico ma questa possibilità appartiene più a chi è “di mestiere”.

…Tale distacco diventa difficile per chi ne ha condiviso la vita.

  1. Oppure ho bisogno di credenze che mi aggancino a risorse.
    Per esempio: che esista una vita dopo la morte, che l’altro stia seguendo il suo destino e posso solo cercare di rispettarlo…
    In Terapia Strategica vengono definiti Autoinganni Funzionali, cioè mi convinco di qualcosa che però mi organizza una strategia che “funziona”.

Io non saprei definire se sono autoinganni o no, ma so che funzionano, creano realtà e spesso ciò che funziona apre porte su realtà più amplie.

… La terza possibile reazione di fronte alla sofferenza è la fuga con o senza delega.

Quale sia la tua, lo scopri quando accade.. impossiblle da prevedere.


PER QUANTO MI RIGUARDA

La vita mi ha messo alla prova molte volte e ho scoperto che davanti a un dolore non riesco a scappare, al contrario, ci sono con tutta me stessa.

Sono totalmente focalizzata sulla vita, ma resto al suo fianco comunque vada.

E anche se sento profondamente vero -per me- che quella che chiamiamo vita è solo una parentesi di esperienza in questa dimensione che viaggia parallela ad una “diversa vita”, il dolore che sento quando qualcuno sta perdendo la sua, resta bruciante.


PERDO E MI AMPLIO
Il paradosso è che, come per ogni esperienza, attraversala senza scappare né congelarti, stando con quello che accade minuto dopo minuto, niente è più lo stesso: né tu, né l’altro.

Chi c’è, perde e si amplia nello stesso tempo.

Se ci sei passato sa perfettamente cosa intendo.

 

MA COSA VUOL DIRE ACCOMPAGNARE UN ESSERE ALLA MORTE?
Che si tratti di un umano o di un animale, le implicazioni non cambiano.

  • Il tormento che toglie forza
  • la frustrazione di non trovare una via d’uscita
  • l’impotenza intollerabile di non riuscire a dare sollievo alla sua sofferenza
  • la difficoltà a trovare alleati di sostegno
  • le risorse nel cercar nuove soluzioni
  • la forza di continuare a riaprire una finestra sulla vita e a fare spazio ai sorrisi
  • la presenza necessaria per sentire l’altro e non confondere il tuo col suo dolore.

La vita diventa schizofrenica
La condizione che assorbe ogni energia ed ogni minuto del tuo tempo è incompatibile con questa società, incapace di dare un ordine di priorità umano proprio quando tu lo state ritrovando.

PERCIÒ ARRIVA INEVITABILMENTE IL MOMENTO IN CUI
SEI SOPRAFFATTO… E SOLO.


Tutti i tentativi sono andati a vuoto, gli ospedali o le cliniche veterinarie alzano le mani, ti salutano, “sollevati” all’idea di lasciarvi tornare a casa.

Non si rendono conto della responsabilità che si assumono con quell’atto perché tu sparisci dal loro orizzonte, insieme al “problema irrisolvibile”.

 … Sono assolutamente certa che un aiuto sia sempre possibile, finché chi lo chiede stia ancora respirando.

Nessuno può prevedere cosa accadrebbe se, , chi sta male potesse essere sostenuto “nel sintomo che gli sta rendendo la vta impossibile”, cioè a far fronte alla difficoltà del momento, al di là della diagnosi ricevuta.

Anni fa un’amica, considerata terminale, è stata male per una importante infiammazione ai reni -quando ha potuto riorganizzare casa sua.
Mi telefonava disperata dall’ospedale perchè, nei giorni di ricovero, nessuno si prendeva cura dei suoi reni, cioè di quello che nel qui e ora la stava consumando, benchè lei lo reclamasse a gran voce.
L’unico intervento che è stato considerato coerente con il suo stato: morfina. Coerente con la diagnosi, non certo con il suo sintomo.

Nessuno è Dio, nessuno può prevedere il destino di un’altro essere ma, che ci piaccia o no,
siamo tutti co-partecipi nel direzionarlo
.


NON E’ COME NEI FILM

In un attimo, tu e l’essere che stai accompagnando, siete soli.
Non è come nei film… Un gemito, chiude gli occhi e muore.

L’atto del morire richiede tempo, settimane, mesi.
Quando te ne accorgi è il momento più difficile, ogni forza ti abbandona.

IN QUEL MOMENTO DOVE TUTTO E’ TROPPO E TI
SEMBRA DI PERDERE IL LUME DELLA RAGIONE…

SPESSO ACCADE QUALCOSA DI INASPETTATO:
SI PRESENTA L’ESSENZIALE.

E’ una sorta di resa che ti permette però di incontrare davvero l’altro.

Il livello cambia, il tenore dell’emozione, le parole, i gesti… Tutto sembra identico ma è qualitativamente profondamente diverso.

Quella fretta che ha divorato la vita, dove il fare era necessario ma non essenziale, ha toccato il picco con la nuova emergenza.

Nel cercare di salvare la vita, stavate ancora perdendo vita…

Ma quando arriva la resa, pur dolorosa che sia, non c’è più fretta. Tutto rallenta tutto è più calmo, profondo, vero.

Accompagnare un essere quando sta perdendo la vita significa stare con il suo ritmo e movimento…. paradossalmente,
affidarti a lui!

  • Al suo sguardo, ai suoi movimenti alternati tra la vita e la morte.
  • Ai suoi sorrisi e alle sue lacrime.
  • Alla sua integrità proprio quando sembra vacillare.
  • Senza più la paura di accarezzarlo o di lasciarlo da solo.

Chi abita quel corpo in difficoltà, è lo stesso di prima.
L’anima resta integra.

TU NON SAI
Tu non puoi sapere come andrà a finire, sai solo che puoi usare quel tempo rendendolo pieno: dicendogli le parole che non gli hai mai detto, facendo cose che non hai mai fatto.

E in questo nuovo Spazio ritrovato, potrebbe sempre sorgere una domanda: “…Ma siamo proprio sicuri che deve morire?”

La vita è tanto tanto più grande di noi, e i miracoli
accadono più spesso di quanto pensiamo.

  • UN MIRACOLO È LA REALIZZAZIONE DI UN PENSIERO FUORI DALL’ORDINARIO
  • UN PENSIERO STRAORDINARIO CREA UN’AZIONE FUORI DAGLI SCHEMI
  • …E CIÒ CHE CONCRETIZZA, POTREBBE ANCORA STUPIRVI! 

Vivi un’esperienza, permettendo che quella stessa esperienza ti trasformi.

Buon riveglio a tutti!

Testo di Simona Cella: www.creatoredispazi.it

 

 

 

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